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24 luglio 2008

Approvato il pacchetto sicurezza

Grandi notizie il governo ha deliberato il pacchetto sicurezza: inasprimento delle pene per una serie di reati con una spolverata di 3.000 soldati nelle città (fanno ben 27,27 soldati in ognuna della 110 provincie italiane).Continuando a ragionare in questo modo se prevedessimo la pena dell'ergastolo per chiunque commetta un qualsiasi reato renderemmo l'Italia il paese più sicuro al mondo!!!


Sono interessanti le novità sull'iter processuale, ma non essendo frutto di un revisione organica del processo nell'ordinamento italiano è probabile che sorgano complicazioni non previste dal legislatore. Staremo a vedere, comunque le perplessità restano.

23 luglio 2008

Il lodo Alfano è legge e...

Il lodo Alfano ora è legge e Berlusconi potrà dormire sonni tranquilli.

Probabilmente è vero che il principio sia corretto, ma resta comunque un provvedimento la cui introduzione è inopportuna nel momento in cui il premier neo insediato ne trae diretto ed immediato vantaggio.

16 luglio 2008

Il gorverno e il caso Del Turco

Il ministro della giustizia Alfano definisce Di Pietro "manettaro" perchè appoggia l'azione della magistratura nei confronti del presidente della regione Abruzzo.
Nel momento in cui vengono eccertate prove schiaccianti la magistratura ha il dovere di agire in modo che l'illecito venga interrotto.
L'unica cosa da verificare nel caso Del Turco è se effettivamente tali prove esistano. Fino ad ora le dichiarazione dei politici che l'hanno difeso, che mi risultno essere principalmente di centro-destra, sono incentrate sul teorema, molto caro al PdL, per cui il voto popolare darebbe diritto alla santità almeno fino all'esaurimento del mandato!!!
Vorrei sottolineare che in altri paesi, probabilmente più civili, si tende a pensare che chi chiede il sostegno popolare mediante il voto abbia il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto di illecito!
 
Lo scenario che si sta delineando nelle reazioni che arrivano sia da destra che da sinistra fa temere che si il disegno del governo sia quello di aprofittare di questo infortunio occorso ad un esponente dello schieramento avverso per vincerne le resisenze in materia di giustizia e poter così portare a termine, senza colpo ferire, quella riforma della giustizia ad-personam che Berlusconi sogna da almeno 10 anni.

10 luglio 2008

E importare qualche politico coreano?

"Un piano di investimento prevede lo stanziamento di più di 58 milioni di dollari in tre anni per lo sviluppo delle tecnologie 4G e per porre le basi delle nuove tecnologie di comunicazione di quinta generazione.

Come riporta Unwired View, per quanto riguarda il 4G il mercato è ancora in fermento per capire quale tecnologia si affermerà come standard a livello mondiale, mentre per il 5G la strada è al momento ancora un'incognita."
 
 
C'è ci prende decisioni strategiche come la Corea e noi ci mettiamo anni a prendere quelle tattiche (vedi assegnazione delle frequenze per il Wi-Fi)....

30 giugno 2008

Ma Di Pietro sbaglia?

«Per un giochetto a Clinton gliene hanno fatte e dette di tutti i colori, qui se senti le intercettazioni telefoniche...
voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant'altro utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c'ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?», ha concluso Di Pietro. (da http://www.ilsole24ore.com/)

Il centrodestra si inalbera perchè il termine "magnaccia" affiancato al nome del presidente del consiglio rappresenterebbe una bestemmia inammissibile nel dibattito politico italiano... Ma nel discorso di Di Pietro cosa c'è di sbagliato?
Dobbiamo ritenere normale che l'attuale presidente del consiglio, all'epoca dei fatti leader dell'opposizione, abbia come una delle sue principali preoccupazione la sistemazione di attricette e ragazzotte senza arte ne parte?
Siamo sicuri che un uomo nella posizione di Berlusconi non abbia il dovere di avere altre preoccupazioni?

Alitalia e le Berlusconate

Dopo i piani di risanamento e le cordate italianiassime sbandierate da Belusconi in campagna elettorale, solo perchè salvare l'iralianità della compagnia di bandiera faceva comodo elettoralmente, ora stanno trapelando le prime indiscrezioni sul piano che sta mettendo a punto l'advisor scelto dell'attuale governo.
I punti principali che sembrano emergere sono:
  • 4000 esuberi
  • uscita completa del tesoro dalla proprietà (gratis immagino)
  • Airone come partner industriale
  • Futura ricerca di un partner internazionale
  • Grossa incertezza sull'effettiva sostenibilità dell'operazione

Fa rabbia pensare al piano Air France che prevedeva:
  • 2000 esuberi
  • Presenza dello stato italiano nella proprietà della compagnia risultante dalla fusione (10-15%), situazione che avrebbe garantito da suito l'incasso dei dividendi della società...
  • Partner industriale solido e di respiro internazionale

Stante questa situazione qualcuno dovrebbe andare dall'inquilino di palazzo Chigi e chiedere spiegazioni (a iniziare da quei 2000 dipendenti che prima avrebbero mantenuto il posto di lavoro e ora hanno la prospettiva della disoccupazione)...

23 giugno 2008

Robin Hood Tax?

Ulteriore grandiosa invenzione di del ministro Tremonti, dopo la finanza creativa applicata ai publici bilanci, ecco arrivare la Robin Hood Tax sugli extraguadagni delle compagnie petrolifere.

Il principio non è originalissimo. Già 100 anni fa, durante il primo conflitto mondiale, si applicavano tasse sugli extraprofitti di guerra per i fornitori di materiale bellico dell'esercito e già allora ci si è resi conto che il meccanismo non funziona. Per l'impresa la tassa è un costo e come tale viene caricata sul prezzo di vendita del prodotto/servizio innescando un circolo vizioso che spinge un ulteriore rincaro dei prezzi.

L'unico modo per ridurre l'impatto del caro petrolio sui conti delle famiglie e del paese nel suo complesso sarebbe quello di ridurne il consumo aggredendolo lungo due filoni principali:

§ Produzione energetica: siamo al vecchio tema del nucleare, un capitolo che va ripreso, ma evitando che la fretta ci faccia fare scelte tecnologiche inopportune. Se fra 15 anni (ma forse meno) il nucleare di IV generazione sarà pronto, significa che le centrali di III generazione costruite oggi, con una durata operativa di 35-40 anni, saranno obsolete prima ancora di aver raggiunto il 50% della loro vita utile…

§ Sistema dei trasporti: dobbiamo usare meno petrolio per spostarci. Considerando che :i biocarburanti sono antieconomici ed eticamente discutibili (a meno che non si riesca a produrli dalle alghe con un procedimento che quindi non li metterebbe più in concorrenza con l'alimentazione umana), l'auto elettrica è lontana e comunque allo stato attuale l'industria mondiale non riuscirebbe a produrre batterie a sufficienza (Toyota ha seri problemi ad approvvigionarsi di quelle di cui necessita oggi per la relativamente modesta produzione delle sue auto ibride), le esigenze di mobilità delle persone non è comprimibile. L'unica soluzione è basata su un efficiente e capillare sistema di trasporto pubblico (magari con una forte prevalenza di ferro) che però necessita di investimenti pubblici colossali dato che partiamo da una situazione da paese del terzo mondo.

In attesa che ciò possa verificarsi si potrebbe provare a smontare davvero il cartello dei petrolieri che continua ad essere presente nonostante le ripetute condanne dell'antitrust, questa è l'unica strada che potrebbe portare a dei risultati concreti nel breve periodo.

12 giugno 2008

Berlusconate

Nuova entusiasmante boutade del Presidente del consiglio in carica: andranno i volontari a raccogliere i rifiuti a Napoli.

E' fantastico! Proprio come in Piemonte dopo l'alluvione del 94!

Peccato che l'ASIA, l'azienda che si dovrebbe occupare della raccolta rifiuti a Napoli, dichiari sul suo sito internet di avere oltre 2.200 addetti alla pulizia della città, mi pare che possa essere più che sufficiente come forza lavoro.

Peccato che il problema di Napoli stia nello smaltimento dei rifiuti. La spazzatura resta sui marciapiedi perché le strutture di smaltimento sono sature.

A questo punto le ipotesi sono due, o Berlusconi pensa che i volontari possano far sparire la spazzatura raccolta cibandosene o, per l'ennesima volta, ha perso un'occasione per tacere.

4 giugno 2008

Detassare gli straordinari?

Sulla questione degli straordinari posso capire che così qualcuno possa essere invogliato a lavorare qualche giornata in più, ma a livello generale io preferirei una situazione che incentivi le aziende, nel caso in cui ne abbiano necessità, ad incrementare l'organico invece che aumentare del 12,5% (1/8) l'orario di lavoro attuale.
La produttività si misura in PIL per ora lavorata, è quindi una misura dell'efficienza di un sistema paese nel processo di creazione della ricchezza.
Chi lavora di più produce probabilmente di più in assoluto (impatto positivo sul PIL), ma la sua produzione oraria media diminuisce (calo dell'efficienza).
Il paese ha un problema di produttività, ma è solo agendo sulla struttura industriale che lo si può risolvere.
Facciamo un esempio nel settore primario che funziona sempre. Ho un contadino che lavora la terra con la zappa e voglio aumentare la produttività. Lo faccio lavorare 16 h/giorno invece di 8 (soluzione Berlusca)? Soluzione sbagliata, nelle 8 h aggiuntive è più stanco e rende di meno. Posso assumere un secondo contadino fornirgli una zappa ideantica a quella del collega e farli lavorare entrambi 8 h/g? Perfetto produco il doppio, ma la resa del lavoro resta identica! Oppure tolgo la zappa al contadino e lo faccio lavorare col trattore. Produce di più a parità di lavoro, quindi diventa più produttivo... EUREKA!!!
 
Ascoltando il dibbattito politico mi pare però che in Italia nessun politico e nessun economista conosca i concetti di produttività ed efficienza... riflettendoci un attimo non mi sembra però una gran novità...

12 marzo 2008

La politica e il fisco

Ennesimo scontro TV PD – PDL. Oggetto del contendere la gestione delle finanze pubbliche. Una serie di accuse servite al pubblico con abbondanza di populismo, qualunquismo e demagogia.
Mi piacerebbe mettere dei punti fermi a riguardo:
1. Pareggio di bilancio: un paese col nostro debito pubblico non può accontentarsi di una riduzione percentuale del debito sul PIL, ma deve assolutamente fermarne la crescita in termini assoluti.
2. Taglio della spesa pubblica: drastico e reale della spesa improduttiva quali enti inutili, cattiva gestione, favori e prebende agli amici degli uni e degli altri.
3. Lotta all'evasione fiscale: dura e senza quartiere; non è solo questione di finanza pubblica, ma di cultura della legalità, da costruire al sud e consolidare al nord. In un paese con una diffusa
evasione fiscale gli imprenditori onesti subiscono dai loro colleghi disonesti un'insostenibile concorrenza sleale e sono destinati a soccombere. Se ci si abitua a trasgredire la legge sul fronte delle tasse, prima o poi si riterrà degli inutili laccioli altre regole poste dallo stato e trasgredire la legge non sarà più un tabù. Ciò è deleterio per il paese perché solo l'imprenditore rispettoso delle regole crea veramente valore anche per il resto della comunità.
4. Rilancio della spesa produttiva: tutto quanto recuperato ai punti 2 e 3, nel rispetto col punto 1 deve essere usato per tornare a scommettere sul futuro. Abbiamo assoluto bisogno di investimenti in infrastrutture e in ricerca scientifica e tecnologica (obiettivo minimo 4% del PIL) perché è la tecnologia applica al lavoro (oltre che al prodotto) a far crescere in maniera determinante, grazie al suo effetto leva, la produttività del sistema, lavorare semplicemente di
più e più a lungo può portare solo a benefici di corto respiro.
5. No al taglio delle tasse: nella situazione in cui siamo non c'è spazio per tagliare le tasse a nessuno. Se vogliamo rivedere in futuro le vacche grasse dobbiamo stringere la cinghia oggi. E' da suicidi ed irresponsabili mangiarsi le sementi durante la carestia!!!

Promettere lacrime e sangue per risalire la china è impossibile in campagna elettorale, il popolo mediocre e vile non capirebbe, ma spero vivamente per me (che sono relativamente giovane) e per mio figlio che chi ci governerà sappia farlo immediatamente dopo il voto.

27 febbraio 2008

Federalismo fiscale? No grazie

Ieri sera a "Otto e Mezzo" su La7 ho avuto modo di gustarmi per qualche minuto un delizioso faccia a faccia fra gli Onorevoli Calderoli e Lombardo. La strana coppia di giannizzeri che scorteranno alle prossime elezioni, uno al nord e l'altro al sud (e al centro? Bho!!!), Berlusconi.
A parte l'assurdità di dover pensare ai due personaggi a braccetto nella stessa coalizione, mi sono dovuto sorbire i due personaggi decantare all'unisono le meraviglie del federalismo fiscale, invitando i telespettatori a immaginare le inenarrabili opere di bene che gli illuminati (forse anche illuminanti) presidenti di regione potrebbero elargire agli italiani tutti…

Innanzitutto a Lombardo, che è siciliano, vorrei far notare che la sua regione, pur godendo di un'amplissima autonomia amministrativa, non risulta essere ai primi posti in Italia per efficienza ed efficacia nella gestione della cosa pubblica.
Il punto è, però, la gigantesca bugia che fa da fondamento all'idea del federalismo fiscale, ovvero l'illusione che spostando i centri di spesa dal livello nazionale a quello regionale si otterrebbe una
maggiore possibilità per il cittadino di controllare gli amministratori pubblici nell'esercizio delle proprie funzioni.
A mio avviso al giorno d'oggi la dimensione locale non offre più al cittadino le opportunità di controllo che, forse, offriva ieri. I cittadini sempre più spesso non vivono più il contesto sociale del
loro paese/città di residenza. Io ho la residenza in una città di oltre 20.000 abitanti in provincia di Bergamo, ma passo gran parte del mio tempo a Milano per lavoro. Se incrociassi per strada il mio sindaco non lo riconoscerei nemmeno!
La proposta tra l'altro non vede nemmeno l'applicazione del federalismo fiscale e livello comunale, ma regionale. Mi spiegate perché per un bergamasco, un bresciano o un varesino il governo regionale di Milano debba essere meglio del governo nazionale di Roma?
Il senso di appartenenza locale dei cittadini ha base provinciale e non regionale. La cosa è ben evidenziata dal tifo calcistico diviso su base provinciale e non regionale, infatti, non mi risulta che i
lombardi tifino per la Longobarda!

Come per i trasporti l'unità di misura giusta della distanza è il tempo e non lo spazio, così è sbagliato considerare che la capacità di controllo dei cittadini sia inversamente proporzionale al numero livelli istituzionali posti fra essi e il politico. Ciò perché le notizie non giungono al cittadino per via istituzionale, ma mediante i mezzi di informazione, la cui efficacia è direttamente proporzionale alle dimensioni assolute del centro di potere investigato.
Nella società della comunicazione di oggi si ha un maggior grado di controllo sugli amministratori pubblici tanto più questi sono posti in organi centralizzati. Solo un governo nazionale potrà giovarsi delle attenzioni di "rompiscatole di professione" come Travaglio e tanti altri giornalisti che negli ultimi anni hanno avuto modo di scrivere delle inefficienze del sistema politico e istituzionale italiano.

Quindi dico NO al federalismo fiscale, SI ad uno stato centralizzato riformato, SI all'abolizione delle regioni!

14 febbraio 2008

Ahi, ahi, Veltroni

E bravo Veltroni! E' riuscito a mandare in fumo tutto il lavoro fatto dalla caduta del governo ad oggi con l'abile mossa dell'alleanza con Di Pietro.
Se decidi di andare alle elezioni da solo vai fino in fondo. Che senso ha mandare a quel paese la sinistra arcobaleno, i socialisti e i radicali per poi presentarsi in alleanza con l'Italia dei valori?

La missione del PD è perdere bene alla camera e pareggiare al senato in modo da replicare a ruoli invertiti lo schema della legislatura che si sta chiudendo. Per poi aderire ad un governo in coalizione con il PdL e fare finalmente le riforme istituzionali di cui necessita il politicapaese.
La mossa dell'alleanza proprio non mi sembra coerente con la strategia….

4 febbraio 2008

Riflessioni su democrazia e legge elettorale

Democrazia è rendere conto del proprio operato agli elettori di ciò che si è realizzato e di ciò che si intende realizzare in futuro. Fare ciò che vogliono i cittadini è demagogia e populismo.
I nostri politici, come anche i comici, sembrano non essere in grado di distinguere tra le due situazioni e hanno la preoccupante tendenza a rifugiarsi nella seconda.
Se i nostri governi dovessero essere sempre guidati dalla sirena della demagogia tanto varrebbe sopprimere il parlamento e sottoporre ogni proposta di legge direttamente ai cittadini, magari mediante referendum su internet.

Il principio generale che dovrebbe guidare un buon governo dovrebbe essere quello che "si governa per farsi rimpiangere".
In Italia col passaggio da prima a seconda Repubblica siamo invece passati da un poco entusiasmante "si governa per esercitare il potere" ad un folle, tra l'altro anche inefficace, "si governa per farsi rieleggere".

Un paese che voglia progredire, preservando così il proprio benessere, ha bisogno di una guida, è questo il vero significato della parola leadership, e il compito di una buona legge elettorale è farne
emergere una.
L'esperienza degli ultimi 15 anni ci ha mostrato come il sistema bipolare italiano sia incapace di dare una guida vera al paese.
Anche un uomo di straordinario carisma e ampio consenso come Berlusconi, oltre ad essere stato castrato dalle perverse logiche di coalizione, alla fine si è dimostrato essere un capopopolo e non un leader. Anzi, incredibilmente è stato Prodi a dimostrare maggiori doti di leadership.

E' quindi assodato che lo schema fin qui visto debba essere scardinato e sarebbe opportuno che ciò avvenga per "selezione naturale" e non per "fusione" tra i partiti esistenti.
Il rischio delle fusioni è che si creino accozzaglie incoerenti, senza anima e con pochissime idee, come il PD il cui segretario (proprio non mi sembra un leader) è costretto a tragicamente esilaranti ma-anchismi per tenere assieme ex-diessini ed ex-margheritini.
Al contrario con un processo di "selezione naturale" dei partiti si otterrebbero dei soggetti più forti, meglio definiti, più ricchi di idee ed ideali di quanto non lo siano ora e quel che più conta, in
virtù di ciò, sarebbero in grado di esprimere leadership forti.
Per fare ciò è fondamentale che si metta mano alla legge elettorale in modo che i piccoli partiti soccombano, che le coabitazioni forzate in coalizioni instabili siano impedite, che i parlamentari possano aderire solo al gruppo parlamentare del partito che li ha fatti eleggere o al gruppo misto, che ai cittadini elettori torni il potere di scelta fra i candidati.

28 gennaio 2008

Cosa bisogna fare

L’Italia ha bisogno di aggredire alla radice i mali del paese che sono:

  • Spesa pubblica: il nostro è un problema di qualità più che di quantità, abbiamo bisogno di ridisegnare la macchina statale, rivedere le procedure, implementare nuove tecnologie, formare il personale della pubblica amministrazione.
  • Sistema giudiziario: è inutile dire che il sistema è al collasso. Il problema non è solo filosofico. Per le imprese è fondamentale poter difendere i propri diritti in tempi certi e brevi perché ciò consente di ridurre l’incertezza sui ritorni dei propri investimenti. Ciò è parte integrante della competitività. Per le imprese così come per i cittadini i tempi della giustizia si dovrebbero misurare in mesi e non in anni!
    Qui i campi di intervento sono gli stessi della PA, ma con difficoltà accentuate dello status della magistratura che la vede (giustamente) indipendente dal potere politico.
  • Infrastrutture: decenni di immobilismo hanno lasciato un deficit impressionante che, per esigenze sia di bilancio che organizzative, non può essere colmato di botto. Qui i governanti sono chiamati a dover decidere quali sono le priorità, dando la precedenza elle opere di maggior impatto per la collettività.

Per fare tutto ciò è necessario che i governi siano forti, legittimati democraticamente (oggi col porcellum non lo sono!!!), intrinsecamente solidi, liberi quindi dai ricatti delle minoranze.
Il primo passo per risolvere il rompicapo italiano è quindi necessariamente la riforma del sistema elettorale in prima battuta e di quello istituzionale in seconda.

Ancora una volta, però, il bene del paese verrà sacrificato in nome degli interessi particolari. Il centrodestra ha fretta di rimettere le mani sul potere perché a breve ci saranno 600 nomine politiche da effettuare (non gli pare vero, sono come un pugno di topolini di fronte a una distesa sterminata di forme di formaggio), senza dimenticare che c’è la possibilità di impedire la soluzione definitiva della questione Alitalia…

23 gennaio 2008

Sui guai dell'Udeur

I fatti che hanno messo nei guai l'Udeur in Campania riguardano nomine di direttori sanitari e primari. Si tratta di tecnici, il cui livello di preparazione impatta direttamente sulla qualità del servizio offerto al cittadino. Non so cosa sia previsto dalle leggi vigenti, ma il buon senso suggerirebbe che tali ruoli dovrebbero essere assegnati con la massima trasparenza ed esclusivamente in base al merito.

Il fatto che la quasi totalità delle forze politiche, incluse le ex paladine del buon governo (vedi Lega), non si rendano conto dell'indecenza di determinate consuetudini è desolante.
Il sistema è tanto marcio che non riescono nemmeno a fingere un minimo di sdegno. L'ipocrisia è una gran brutta bestia, ma quanto meno presuppone la capacità di discernere fra comportamenti opportuni ed inopportuni.

Ieri a Ballarò Maroni ha riproposto la provocazione "Se si tratta di un reato, allora che ci arrestino tutti!" (e poi sostengono di non essere una casta).
A parer mio sarebbe un'ottima idea!!!

22 gennaio 2008

Il Clementino che ti aspetti...

E così il "povero" Clementino nazionale ha dato le dimissioni e ha subito tolto l'appoggio esterno al governo promesso in un primo momento.

A dire il vero non è una grande sorpresa. Col referendum alle porte l'unica salvezza per il suo Udeur è andare al voto con lo schifo di sistema elettorale messo in piedi da Berlusconi e i suoi tirapiedi.

Certi personaggi sono proprio duri a morire...

18 gennaio 2008

Sul Papa

La vicenda delle polemiche relative all'intervento del Papa all'Università La Sapienza di Roma a mio avviso non può essere giudicata senza tener conto del clima presente in questo paese dal fallito referendum sulle tematiche della procreazione assistita.
La parola chiave nella frase precedente è "fallimento". Il referendum non l'ha vinto nessuno perché il fronte del no l'ha sabotato, scegliendo per l'astensione si sono dati un vantaggio consiste dato che dal 1946 ad oggi l'astensione media alla consultazioni referendarie è stata del 37,5%, mentre considerando quelle dal 1990 il dato sale addirittura al 59%. In pratica la linea di partenza del fronte del no era posta oltre il traguardo!!!
Quando due soggetti si scontrano e uno dei due, pur rispettando le regole, né viola lo spirito, è inevitabile che la tensione salga.
Oltretutto rispetto a qualche anno fa il papato è cambiato, non ha più il volto sofferente e universalmente stimato di Giovanni Paolo II, ma la faccia arcigna di Benedetto XVI.
Non dimentichiamoci poi che ultimamente la CEI ha moltiplicato e intensificato i suoi tentativi di ingerenza nella vita dello stato Italiano, mostrando un'aggressività senza precedenti (almeno per me che ho 28 anni).

Impedire di parlare a qualcuno è sempre un errore in uno stato democratico, non mi schiero quindi dalla parte dei manifestati.
Trovo però naturale che nella situazione che si è venuta a creare, soprattutto per colpa del fronte cattolico, un intervento del Papa in una delle principali università italiane crei forti fibrillazioni
all'interno dello schieramento laico.