11 aprile 2008
Ma che paese è questo? (2)
Cosa posso farci? Inizio a pensare che la soluzione tampone chiavetta UMTS inizi ad avvicinarsi.
26 marzo 2008
13 marzo 2008
Un pensiero per Ferrara & C.
In tempi in cui il semplice arrivo di un bebè mette seriamente a repentaglio il benessere di un nucleo familiare, l'arrivo di un figlio affetto da malattie genetiche o malformazioni è un dramma per cui il paese non offre alcun tipo di paracadute. Finche la situazione rimarrà questa, qualsiasi valutazione etica sulla tematica dell'aborto e a maggior ragione su quello definito "terapeutico" non ha alcun fondamento.
Anzi, dato che sempre più spesso le famiglie di figli ne hanno 1 massimo 2, mi domando se sia biologicamente etico investire tante attenzioni sulla generazione successiva quando questa non è adatta a garantire la continuazione della specie.
12 marzo 2008
La politica e il fisco
Mi piacerebbe mettere dei punti fermi a riguardo:
1. Pareggio di bilancio: un paese col nostro debito pubblico non può accontentarsi di una riduzione percentuale del debito sul PIL, ma deve assolutamente fermarne la crescita in termini assoluti.
2. Taglio della spesa pubblica: drastico e reale della spesa improduttiva quali enti inutili, cattiva gestione, favori e prebende agli amici degli uni e degli altri.
3. Lotta all'evasione fiscale: dura e senza quartiere; non è solo questione di finanza pubblica, ma di cultura della legalità, da costruire al sud e consolidare al nord. In un paese con una diffusa
evasione fiscale gli imprenditori onesti subiscono dai loro colleghi disonesti un'insostenibile concorrenza sleale e sono destinati a soccombere. Se ci si abitua a trasgredire la legge sul fronte delle tasse, prima o poi si riterrà degli inutili laccioli altre regole poste dallo stato e trasgredire la legge non sarà più un tabù. Ciò è deleterio per il paese perché solo l'imprenditore rispettoso delle regole crea veramente valore anche per il resto della comunità.
4. Rilancio della spesa produttiva: tutto quanto recuperato ai punti 2 e 3, nel rispetto col punto 1 deve essere usato per tornare a scommettere sul futuro. Abbiamo assoluto bisogno di investimenti in infrastrutture e in ricerca scientifica e tecnologica (obiettivo minimo 4% del PIL) perché è la tecnologia applica al lavoro (oltre che al prodotto) a far crescere in maniera determinante, grazie al suo effetto leva, la produttività del sistema, lavorare semplicemente di
più e più a lungo può portare solo a benefici di corto respiro.
5. No al taglio delle tasse: nella situazione in cui siamo non c'è spazio per tagliare le tasse a nessuno. Se vogliamo rivedere in futuro le vacche grasse dobbiamo stringere la cinghia oggi. E' da suicidi ed irresponsabili mangiarsi le sementi durante la carestia!!!
Promettere lacrime e sangue per risalire la china è impossibile in campagna elettorale, il popolo mediocre e vile non capirebbe, ma spero vivamente per me (che sono relativamente giovane) e per mio figlio che chi ci governerà sappia farlo immediatamente dopo il voto.
27 febbraio 2008
Ma che paese è questo?
A settembre, approfittando delle liberalizzazioni, provo a chiedere la linea a Infostrada. Sul sito specificano che l’offerta è valida anche per chi, come me, deve attivare una nuova linea. Dopo qualche settimana passa un tecnico Infostrada che si accorge che lo stabile non è ancora raggiunto dai cavi Telecom e mi dice che ne solleciterà l’intervento (io l’avevo segnalato all’operatore con cui ho avviato la pratica, ma evidentemente quello che conta è prendere il cliente).
Dopo di che non sento più nulla. Cerco di mettermi in contatto col 155 e non mi riconosce ne in base al numero di telefoni assegnatomi, ne col numero cliente.
Rinuncio! Infostrada finisce in lista nera e decido di rivolgermi almeno per attivare la linea all’ex monopolista.
Chiamo il 187 a fine dicembre e mi prospettano l’attivazione della linea per metà gennaio. A inizio gennaio si accorgono che la palazzina non è raggiunta della loro rete e fissano l’appuntamento a inizio Marzo. A fine Febbraio si accorgono che l’intervento necessita di interventi di scavo (????) e lo spostano nuovamente a inizio Giugno…
Ammesso e non concesso che sia la volta buona significa che per avere un cavo di rame che parta da una centralina Telecom (esistente) per giungere ad una nuova costruzione è di almeno 6 mesi!!!
Fortuna che abito in una zona centrale di una città di 20.000 abitanti del nord Italia… Anche se a volte faccio fatica a pensare di vivere in un moderno paese occidentale…
Federalismo fiscale? No grazie
A parte l'assurdità di dover pensare ai due personaggi a braccetto nella stessa coalizione, mi sono dovuto sorbire i due personaggi decantare all'unisono le meraviglie del federalismo fiscale, invitando i telespettatori a immaginare le inenarrabili opere di bene che gli illuminati (forse anche illuminanti) presidenti di regione potrebbero elargire agli italiani tutti…
Innanzitutto a Lombardo, che è siciliano, vorrei far notare che la sua regione, pur godendo di un'amplissima autonomia amministrativa, non risulta essere ai primi posti in Italia per efficienza ed efficacia nella gestione della cosa pubblica.
Il punto è, però, la gigantesca bugia che fa da fondamento all'idea del federalismo fiscale, ovvero l'illusione che spostando i centri di spesa dal livello nazionale a quello regionale si otterrebbe una
maggiore possibilità per il cittadino di controllare gli amministratori pubblici nell'esercizio delle proprie funzioni.
A mio avviso al giorno d'oggi la dimensione locale non offre più al cittadino le opportunità di controllo che, forse, offriva ieri. I cittadini sempre più spesso non vivono più il contesto sociale del
loro paese/città di residenza. Io ho la residenza in una città di oltre 20.000 abitanti in provincia di Bergamo, ma passo gran parte del mio tempo a Milano per lavoro. Se incrociassi per strada il mio sindaco non lo riconoscerei nemmeno!
La proposta tra l'altro non vede nemmeno l'applicazione del federalismo fiscale e livello comunale, ma regionale. Mi spiegate perché per un bergamasco, un bresciano o un varesino il governo regionale di Milano debba essere meglio del governo nazionale di Roma?
Il senso di appartenenza locale dei cittadini ha base provinciale e non regionale. La cosa è ben evidenziata dal tifo calcistico diviso su base provinciale e non regionale, infatti, non mi risulta che i
lombardi tifino per la Longobarda!
Come per i trasporti l'unità di misura giusta della distanza è il tempo e non lo spazio, così è sbagliato considerare che la capacità di controllo dei cittadini sia inversamente proporzionale al numero livelli istituzionali posti fra essi e il politico. Ciò perché le notizie non giungono al cittadino per via istituzionale, ma mediante i mezzi di informazione, la cui efficacia è direttamente proporzionale alle dimensioni assolute del centro di potere investigato.
Nella società della comunicazione di oggi si ha un maggior grado di controllo sugli amministratori pubblici tanto più questi sono posti in organi centralizzati. Solo un governo nazionale potrà giovarsi delle attenzioni di "rompiscatole di professione" come Travaglio e tanti altri giornalisti che negli ultimi anni hanno avuto modo di scrivere delle inefficienze del sistema politico e istituzionale italiano.
Quindi dico NO al federalismo fiscale, SI ad uno stato centralizzato riformato, SI all'abolizione delle regioni!
14 febbraio 2008
Ahi, ahi, Veltroni
Se decidi di andare alle elezioni da solo vai fino in fondo. Che senso ha mandare a quel paese la sinistra arcobaleno, i socialisti e i radicali per poi presentarsi in alleanza con l'Italia dei valori?
La missione del PD è perdere bene alla camera e pareggiare al senato in modo da replicare a ruoli invertiti lo schema della legislatura che si sta chiudendo. Per poi aderire ad un governo in coalizione con il PdL e fare finalmente le riforme istituzionali di cui necessita il politicapaese.
La mossa dell'alleanza proprio non mi sembra coerente con la strategia….
7 febbraio 2008
Ladri e truffatori senza vergogna...
4 febbraio 2008
Riflessioni su democrazia e legge elettorale
I nostri politici, come anche i comici, sembrano non essere in grado di distinguere tra le due situazioni e hanno la preoccupante tendenza a rifugiarsi nella seconda.
Se i nostri governi dovessero essere sempre guidati dalla sirena della demagogia tanto varrebbe sopprimere il parlamento e sottoporre ogni proposta di legge direttamente ai cittadini, magari mediante referendum su internet.
Il principio generale che dovrebbe guidare un buon governo dovrebbe essere quello che "si governa per farsi rimpiangere".
In Italia col passaggio da prima a seconda Repubblica siamo invece passati da un poco entusiasmante "si governa per esercitare il potere" ad un folle, tra l'altro anche inefficace, "si governa per farsi rieleggere".
Un paese che voglia progredire, preservando così il proprio benessere, ha bisogno di una guida, è questo il vero significato della parola leadership, e il compito di una buona legge elettorale è farne
emergere una.
L'esperienza degli ultimi 15 anni ci ha mostrato come il sistema bipolare italiano sia incapace di dare una guida vera al paese.
Anche un uomo di straordinario carisma e ampio consenso come Berlusconi, oltre ad essere stato castrato dalle perverse logiche di coalizione, alla fine si è dimostrato essere un capopopolo e non un leader. Anzi, incredibilmente è stato Prodi a dimostrare maggiori doti di leadership.
E' quindi assodato che lo schema fin qui visto debba essere scardinato e sarebbe opportuno che ciò avvenga per "selezione naturale" e non per "fusione" tra i partiti esistenti.
Il rischio delle fusioni è che si creino accozzaglie incoerenti, senza anima e con pochissime idee, come il PD il cui segretario (proprio non mi sembra un leader) è costretto a tragicamente esilaranti ma-anchismi per tenere assieme ex-diessini ed ex-margheritini.
Al contrario con un processo di "selezione naturale" dei partiti si otterrebbero dei soggetti più forti, meglio definiti, più ricchi di idee ed ideali di quanto non lo siano ora e quel che più conta, in
virtù di ciò, sarebbero in grado di esprimere leadership forti.
Per fare ciò è fondamentale che si metta mano alla legge elettorale in modo che i piccoli partiti soccombano, che le coabitazioni forzate in coalizioni instabili siano impedite, che i parlamentari possano aderire solo al gruppo parlamentare del partito che li ha fatti eleggere o al gruppo misto, che ai cittadini elettori torni il potere di scelta fra i candidati.
28 gennaio 2008
Cosa bisogna fare
L’Italia ha bisogno di aggredire alla radice i mali del paese che sono:
- Spesa pubblica: il nostro è un problema di qualità più che di quantità, abbiamo bisogno di ridisegnare la macchina statale, rivedere le procedure, implementare nuove tecnologie, formare il personale della pubblica amministrazione.
- Sistema giudiziario: è inutile dire che il sistema è al collasso. Il problema non è solo filosofico. Per le imprese è fondamentale poter difendere i propri diritti in tempi certi e brevi perché ciò consente di ridurre l’incertezza sui ritorni dei propri investimenti. Ciò è parte integrante della competitività. Per le imprese così come per i cittadini i tempi della giustizia si dovrebbero misurare in mesi e non in anni!
Qui i campi di intervento sono gli stessi della PA, ma con difficoltà accentuate dello status della magistratura che la vede (giustamente) indipendente dal potere politico. - Infrastrutture: decenni di immobilismo hanno lasciato un deficit impressionante che, per esigenze sia di bilancio che organizzative, non può essere colmato di botto. Qui i governanti sono chiamati a dover decidere quali sono le priorità, dando la precedenza elle opere di maggior impatto per la collettività.
Per fare tutto ciò è necessario che i governi siano forti, legittimati democraticamente (oggi col porcellum non lo sono!!!), intrinsecamente solidi, liberi quindi dai ricatti delle minoranze.
Il primo passo per risolvere il rompicapo italiano è quindi necessariamente la riforma del sistema elettorale in prima battuta e di quello istituzionale in seconda.
Ancora una volta, però, il bene del paese verrà sacrificato in nome degli interessi particolari. Il centrodestra ha fretta di rimettere le mani sul potere perché a breve ci saranno 600 nomine politiche da effettuare (non gli pare vero, sono come un pugno di topolini di fronte a una distesa sterminata di forme di formaggio), senza dimenticare che c’è la possibilità di impedire la soluzione definitiva della questione Alitalia…